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OFFERTISSIMA CALDAIA A CONDENSAZIONE

CALDAIA MURALE A CONDENSAZIONE CON CERTIFICAZIONE RANGE RATEDDOTATA DI BRUCIATORE MODULANTE A PREMISCELAZIONE TOTALECLASSE DI RENDIMENTO: ✮✮✮✮
  • Riscaldamento e produzione di A.C.S. istantanea con scambiatore a piastre integrato
  • Rendimento in classe ✮✮✮✮ secondo Direttiva 92/42/CEE
  • Emissioni inquinanti in classe 5 (secondo UNI EN 297)
  • Prelievo massimo A.C.S. con DT= 25 °C di 14,3 litri/
  • Corpo caldaia in Alluminio ad elevata superficie di scambio
  • Modulazione aria/gas continua gestita da microprocessore
  • Pannello di comando con display digitale e scheda a microprocessore per il controllo del sistema
  • Predisposizione per regolazione elettronica climatica a temperatura scorrevole (con kit sonda esterna)
  • Funzione “preriscaldo” per una rapida fornitura di A.C.S.
  • Attacco raccordo fumi (concentrico) Ø 60-100 mm
  • Kit trasformazione a Propano (G31) a corredo
  • Installabile all’esterno tramite kit incasso o da esterno

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Caldaia a condensazione HEVA

REVISIONE ANNUALE CALDAIA MURALE A GAS A PARTIRE DA 54,90 IVA COMPRESA

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Manutenzione caldaia < 35 kw è obbligatoria ???

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In giro tante voci e tanta confusione… Alcune news apparse sul web circa la fine dell’obbligo di manutenzione annuale delle caldaie hanno creato non poca confusione nei cittadini.  Le notizie emerse dopo la pubblicazione del DPR 74/13 in realtà confondevano alcune voci, come per esempio, la manutenzione ordinaria e il controllo di efficienza energetica.  Il  DPR 74/13 ha prescritto l’obbligo di eseguire controlli di efficienza energetica con una cadenza quadriennale fino ad un max di potenza di 100 kw per il combustibile naturale , mentre la stessa, risulta dimezzata in caso di combustibili liquidi.  Da qui è partito il caos mediatico di alcune associazioni di categoria le quali sostenevano  (alcune lo sostengono ancora!)   che la manutenzione  (cosa ben diversa dal controllo di efficienza energetica)  venisse eseguita anch’essa ogni 4 anni a scapito della sicurezza.  Chi ha ben definito la diversità delle operazioni sopra descritte è il D.M. 22/11/2012 il quale tramite l’allegato A definisce i ruoli delle due operazioni affidando , ad una il controllo per l’efficienza energetica , all’altra, cioè la manutenzione il compito di preservare la sicurezza , si dico bene la sicurezza, parliamo di apparecchi a gas alimentati a corrente i quali riscaldano circuiti idrici a pressione!! Pertanto il DPR 74/13 tramite l’articolo 7 comma 1 definisce le scadenze delle manutenzioni ordinarie affidando in primis all’installatore o al manutentore il compito di indicare modalità e frequenze con le quali eseguire questi controlli.  In assenza di dette istruzioni ci si affida al costruttore dell’apparecchio, il quale indica nel libretto uso e manutenzione, le modalità e raccomanda per la sicurezza con che frequenza eseguirlo. In fine vi sono le norme Uni Ce.  Le sanzioni previste per gli utenti che non rispettano le prescrizioni sopra elencate partono da €. 500,00 fino ad un max di €. 3.000,00 mentre per gli operatori del settore , installatori e manutentori, che non danno delle direttive circa le manutenzioni , le sanzioni partono da € 1.000,00 fino ad un max di € 6.000,00.  Spero non prendiate il presente come una presa di posizione per ovvie appartenenze ma trattasi di un semplice chiarimento e di una giusta interpretazione delle leggi.

Spese per il riscaldamento sotto controllo: valvole termostatiche obbligatorie entro fine 2016

 

Il decreto legislativo approvato dal Governo il 30 giugno, che impone la termoregolazione in tutti gli edifici, va in parte a disciplinare materie già oggetto di legislazione regionale.
I contabilizzatori, dunque, dovranno essere installati in tutta Italia entro il 31 dicembre 2016. Ma due regioni già hanno legiferato in questo senso. Lombardia Piemonte già da tempo hanno fissato, rispettivamente, i termini del 1° agosto 2014 e del 1° settembre 2014 per l’adozione delle valvole termostatiche e della contabilizzazione, anche se la Lombardia sanzionerà l’inadempimento solo a decorrere dal 1° gennaio 2017.

La lettura delle norme porta a ritenere che il nuovo testo approvato dal Governo non si sostituisce ai disposti regionali che, pertanto, sembra conservino efficacia vincolante per i cittadini. Infatti, gli obblighi imposti dalle Regioni trovano il loro fondamento nel potere legislativo ad esse attribuito dall’articolo 117 della Costituzione. Sulla base di questo, i Parlamenti Regionali hanno recepito le direttive Europee 2002/91/CE e 2010/31/UE (che ha abrogato la prima).
Il decreto legislativo di recente approvazione recepisce, invece, la direttiva 2012/27/UE, che né sostituisce né modifica la direttiva 2010/31/UE.
Lo stesso Dlgs prevede che le Regioni, in attuazione dei propri strumenti di programmazione energetica, possono concorrere al raggiungimento dell’obiettivo nazionale di ridurre i consumi di energia primaria.
Un’attenzione speciale va però rivolta a quei condomìni che hanno adottato un regolamento condominiale, in relazione alla nuova norma che specifica il criterio per la ripartizione della spesa del riscaldamento.

Già l’articolo 26, comma 5, della legge 10/1991 prevede che la spesa deve essere ripartita in base ai consumi effettivi. Ora, la nuova norma dispone che l’importo complessivo deve essere suddiviso in relazione agli effettivi prelievi volontari di energia termica utile e ai costi generali per la manutenzione dell’impianto, secondo quanto previsto dalla norma tecnica UNI 10200. È fatta salva la possibilità, per la prima stagione termica successiva all’installazione dei dispositivi, che la suddivisione si determini in base ai soli millesimi di proprietà. È soggetto ad una sanzione amministrativa da 500 a 2500 euro il condominio che non ripartisce le spese in conformità a queste disposizioni. Occorrerà pertanto che venga modificato il regolamento nella parte in cui disciplina la ripartizione delle spese del riscaldamento. La maggioranza è quella degli intervenuti ed almeno la metà dei millesimi di tutti coloro che sono serviti (compresi i distaccati). Le norme in questione hanno valenza imperativa, in quanto dettate a tutela del pubblico interesse. Si ritiene che debbano pertanto prevalere in ogni caso. Ne consegue che le delibere condominiali e le clausole del regolamento contrattuale in contrasto con la nuova norma difformi devono ritenersi nulle.

Detrazione 50% applicabile anche alle diagnosi energetiche di edifici

L’AdE conferma che la detrazione fiscale si può applicare anche senza opere edilizie, purché la diagnosi contenga indicazioni sul risparmio energetico raggiunto.

 

27 Giugno 2014

La diagnosi energetica di un immobile può godere della detrazione IRPEF 50%, purché consenta un risparmio energetico misurabile.
A dirlo è l’Agenzia delle Entrate in risposta ad un quesito posto dall’Istituto Casacerta: la detrazione fiscale potrà dunque essere applicata anche in assenza di opere edilizie, basta che la diagnosi energetica contenga nel dettaglio i calcoli del risparmio energetico ottenibile attraverso gli interventi attuati. Parte di questi interventi riguarderà l’utilizzo e le abitudini del sistema di riscaldamento dell’abitazione (regolazione della temperatura interna, ore di accensione dell’impianto, osservazione dei parametri standard di legge).
Il consumo energetico di un immobile, escluse le opere edilizie, potrebbe riguardare anche interventi sugli impianti elettrici, ACS, effettuabili direttamente dal proprietario o da ditte specializzate.

Il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate fa luce anche su un altro aspetto delle detrazioni: la diagnosi energetica è infatti un primo passaggio fondamentale per individuare le azioni corrette da intraprendere per ridurre i consumi energetici di un immobile. Questa fase, però, troppo spesso viene sacrificata per dare più importanza a lavori che consentono di scaricare i costi ma che alla fine non garantiscono il risparmio energetico rincorso.

Libretto d’impianto: il 15 ottobre non è una proroga ma una scadenza

Nel DM del MiSE non si proroga l’introduzione del nuovo libretto d’impianto al 15 ottobre, ma si fissa quella data come scadenza per la sostituzione di tutti i libretti

26 giugno 2014

 

Quella del 15 ottobre non è una proroga, ma una scadenza: il libretto d’impianto dovrà essere sostituito con il nuovo modello entro e non oltre la data del 15 ottobre. Quella che sembrava una semplice proroga della data originariamente fissata al 1° giugno, si è rivelata, in realtà, una scadenza tassativa, che potrebbe gettare il settore nel panico, come denuncia CNA Impianti.

“E’ una vera e propria follia – ha dichiarato Guido Pesaro, Responsabile Nazionale CNA Installazione Impianti in una nota – che avrà effetti devastanti sul sistema imprenditoriale del settore già alle prese con una situazione economica che definire difficile è un eufemismo. Evidentemente al Ministero c’è qualche burocrate che non deve avere molto a cuore il futuro delle imprese, altrimenti ci si penserebbe due volte prima di formulare provvedimenti legislativi che le mettono in difficoltà”.

La vicenda del nuovo libretto d’impianto somiglia proprio al classico pasticcio all’italiana: il DM 10 febbraio, che istituisce il nuovo libretto di impianto, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 marzo, fissando una scadenza meno di tre mesi dopo. Ci sono stati poi una serie di annunci di proroga e di richieste da parte delle regioni, che non hanno avuto il tempo di provvedere all’adeguamento (fatta eccezione per il Veneto), infine il Decreto Ministeriale (in allegato), già firmato dal ministro Guidi, che sembrava prorogare la scadenza al 15 ottobre.

In realtà CNA Impianti, che ha pubblicato, assieme ad una nota molto critica, il Decreto all’interno del proprio sito, denuncia che lo stesso non pone una vera e propria proroga, ma una scadenza, sostituendo la frase “a partire dal primo giugno 2014” con “entro e non oltre il 15 ottobre 2014”, imponendo quindi, di fatto, la sostituzione di tutti i libretti entro quella data.

Un copia e incolla sbagliato ci chiediamo?  “magari fosse così. Sembra di essere davanti a dei dilettanti allo sbaraglio – insiste Guido Pesaro – se non fosse per il fatto che il Ministero mi sembra recidivo in tema di provvedimenti punitivi e vessatori nei confronti degli installatori”.

“Al Ministero – conclude Pesaro – chiediamo ora di chiarire in maniera inequivocabile che la data del 15 ottobre è meramente sostitutiva di quella del 1° giugno e che non vi sono termini ultimativi anche perché pensare di dotare tutti gli impianti termici di libretto entro il 15 ottobre significa ignorare le ragioni delle imprese e non rispettare il loro lavoro”.

La vicenda sembra quindi lontana da una conclusione definitiva, lasciando, ancora una volta, un settore intero nell’incertezza. Ricordiamo che il DM del 20 Giugno non è ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale e può essere quindi ancora soggetto a cambiamenti.

Gruppi Termici in Acciaio – AQUAWIND 3S OIL

A BASAMENTO AD ALTO RENDIMENTO CON BRUCIATORE DI GASOLIO MONOSTADIO AD ARIA SOFFIATA.
CLASSE DI RENDIMENTO ENERGETICO: ✮✮✮

 

 

AQUAWIND 29 RS 3S OIL: per solo riscaldamento con camera di combustione stagna e quadro di comando elettromeccanico.
AQUAWIND 29 B 3S OIL: per riscaldamento e produzione acqua calda sanitaria tramite bollitore da 110 litri, con camera di combustione aperta e quadro di comando elettronico.
AQUAWIND 29 BS – BS G/2 3S OIL : per riscaldamento e produzione acqua calda sanitaria tramite bollitore da 110 litri, con camera di combustione stagna, per impianti a una o due zone dirette e quadro di comando elettronico.
Potenza focolare: 32,9 kW.
Produzione A.C.S. con bollitore vetrificato da 110 litri (eccetto AQUAWIND 29 RS 3S OIL), provvisto di flangia di ispezione e anodo di magnesio. Ripristino bollitore A.C.S. con circolatore dedicato. Circolatore per distribuzione acqua all’impianto di riscaldamento.
Dotazioni di serie: Vaso di espansione riscaldamento: 12 litri; sanitario: 3 litri (predisposizione per un ulteriore vaso di espansione sanitario da 2 litri). Valvola di sicurezza caldaia 3 bar; bollitore 6 bar. Disareatore automatico. Rubinetto di carico. Preriscaldatore, filtro gasolio e flessibili premontati. Turbolatori registrabili.
Dispositivo AIRBOX con canalizzazione aria comburente per abbattimento livello di pressione sonora (versioni a camera stagna).

Gruppi Termici in Acciaio – AQUAMINI 3S OIL

A BASAMENTO AD ALTO RENDIMENTO CON BRUCIATORE DI GASOLIO MONOSTADIO AD ARIA SOFFIATA.
CLASSE DI RENDIMENTO ENERGETICO: ✮✮✮

 

AQUAMINI R 3S OIL: per solo riscaldamento con camera di combustione aperta e quadro di comando elettromeccanico.
AQUAMINI B 3S OIL: per riscaldamento e produzione acqua calda sanitaria tramite bollitore da 63 litri, con camera di combustione aperta e quadro di comando elettronico.
AQUAMINI BS 3S OIL: per riscaldamento e produzione acqua calda sanitaria tramite bollitore da 63 litri, con camera di combustione stagna e quadro di comando elettronico.
Potenza focolare: 24,6 kW.
Produzione A.C.S. con bollitore vetrificato da 63 litri (eccetto AQUAMINI R 3S OIL), provvisto di flangia di ispezione e anodo di magnesio. Ripristino bollitore A.C.S. con circolatore dedicato. Circolatore per distribuzione acqua all’impianto di riscaldamento.
Dotazioni di serie: Vaso di espansione riscaldamento: 10 litri (AQUAMINI R 3S OIL: 8 litri); sanitario: 2 litri. Valvola di sicurezza caldaia 3 bar; bollitore 6 bar. Disareatore automatico, rubinetto di carico. Preriscaldatore, filtro gasolio e flessibili premontati. Turbolatori registrabili.
Dispositivo AIRBOX con canalizzazione aria comburente per abbattimento livello di pressione sonora (versioni a camera stagna).