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Check-up energetico impianto termico

CALORTEC Gazzetta Sud Settembre

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Detrazione 50% applicabile anche alle diagnosi energetiche di edifici

L’AdE conferma che la detrazione fiscale si può applicare anche senza opere edilizie, purché la diagnosi contenga indicazioni sul risparmio energetico raggiunto.

 

27 Giugno 2014

La diagnosi energetica di un immobile può godere della detrazione IRPEF 50%, purché consenta un risparmio energetico misurabile.
A dirlo è l’Agenzia delle Entrate in risposta ad un quesito posto dall’Istituto Casacerta: la detrazione fiscale potrà dunque essere applicata anche in assenza di opere edilizie, basta che la diagnosi energetica contenga nel dettaglio i calcoli del risparmio energetico ottenibile attraverso gli interventi attuati. Parte di questi interventi riguarderà l’utilizzo e le abitudini del sistema di riscaldamento dell’abitazione (regolazione della temperatura interna, ore di accensione dell’impianto, osservazione dei parametri standard di legge).
Il consumo energetico di un immobile, escluse le opere edilizie, potrebbe riguardare anche interventi sugli impianti elettrici, ACS, effettuabili direttamente dal proprietario o da ditte specializzate.

Il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate fa luce anche su un altro aspetto delle detrazioni: la diagnosi energetica è infatti un primo passaggio fondamentale per individuare le azioni corrette da intraprendere per ridurre i consumi energetici di un immobile. Questa fase, però, troppo spesso viene sacrificata per dare più importanza a lavori che consentono di scaricare i costi ma che alla fine non garantiscono il risparmio energetico rincorso.

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Libretto d’impianto: il 15 ottobre non è una proroga ma una scadenza

Nel DM del MiSE non si proroga l’introduzione del nuovo libretto d’impianto al 15 ottobre, ma si fissa quella data come scadenza per la sostituzione di tutti i libretti

26 giugno 2014

 

Quella del 15 ottobre non è una proroga, ma una scadenza: il libretto d’impianto dovrà essere sostituito con il nuovo modello entro e non oltre la data del 15 ottobre. Quella che sembrava una semplice proroga della data originariamente fissata al 1° giugno, si è rivelata, in realtà, una scadenza tassativa, che potrebbe gettare il settore nel panico, come denuncia CNA Impianti.

“E’ una vera e propria follia – ha dichiarato Guido Pesaro, Responsabile Nazionale CNA Installazione Impianti in una nota – che avrà effetti devastanti sul sistema imprenditoriale del settore già alle prese con una situazione economica che definire difficile è un eufemismo. Evidentemente al Ministero c’è qualche burocrate che non deve avere molto a cuore il futuro delle imprese, altrimenti ci si penserebbe due volte prima di formulare provvedimenti legislativi che le mettono in difficoltà”.

La vicenda del nuovo libretto d’impianto somiglia proprio al classico pasticcio all’italiana: il DM 10 febbraio, che istituisce il nuovo libretto di impianto, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 marzo, fissando una scadenza meno di tre mesi dopo. Ci sono stati poi una serie di annunci di proroga e di richieste da parte delle regioni, che non hanno avuto il tempo di provvedere all’adeguamento (fatta eccezione per il Veneto), infine il Decreto Ministeriale (in allegato), già firmato dal ministro Guidi, che sembrava prorogare la scadenza al 15 ottobre.

In realtà CNA Impianti, che ha pubblicato, assieme ad una nota molto critica, il Decreto all’interno del proprio sito, denuncia che lo stesso non pone una vera e propria proroga, ma una scadenza, sostituendo la frase “a partire dal primo giugno 2014” con “entro e non oltre il 15 ottobre 2014”, imponendo quindi, di fatto, la sostituzione di tutti i libretti entro quella data.

Un copia e incolla sbagliato ci chiediamo?  “magari fosse così. Sembra di essere davanti a dei dilettanti allo sbaraglio – insiste Guido Pesaro – se non fosse per il fatto che il Ministero mi sembra recidivo in tema di provvedimenti punitivi e vessatori nei confronti degli installatori”.

“Al Ministero – conclude Pesaro – chiediamo ora di chiarire in maniera inequivocabile che la data del 15 ottobre è meramente sostitutiva di quella del 1° giugno e che non vi sono termini ultimativi anche perché pensare di dotare tutti gli impianti termici di libretto entro il 15 ottobre significa ignorare le ragioni delle imprese e non rispettare il loro lavoro”.

La vicenda sembra quindi lontana da una conclusione definitiva, lasciando, ancora una volta, un settore intero nell’incertezza. Ricordiamo che il DM del 20 Giugno non è ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale e può essere quindi ancora soggetto a cambiamenti.

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Controlli semplificati sugli impianti termici

 

Cambia il calendario dei controlli sugli impianti termici. Il Dpr 74/2013 – in vigore dallo scorso 12 luglio – e diluisce scadenze, adempimenti e doveri. Con effetti positivi sia per i privati, che devono effettuare le revisioni, sia per gli enti pubblici, incaricati di sovrintendere al rispetto della legge.
Tuttavia, il principio alla base del nuovo regolamento, che abroga parzialmente il Dpr 412/1993 e riscrive le modalità di verifica e manutenzione degli impianti termici per la climatizzazione invernale ed estiva degli edifici e per la produzione di acqua calda, va nella direzione opposta.
Così come richiesto dalle direttiva europea 2002/91/Ce e 2010/31/Ue (a cui alla fine il nostro Paese si adegua, sanando una procedura di infrazione), se da una parte c’è una maggiore semplificazione, dall’altra il nuovo testo definisce un quadro più chiaro dei compiti e disegna un meccanismo di verifica virtuoso, mirato a individuare e punire chi non rispetta le regole. Dunque prima di procedere all’accensione degli impianti è opportuno verificare cosa è cambiato.
Il decreto, innanzitutto, fissa per gli ambienti limiti di temperatura (calcolati sulla media ponderata dei valori). D’inverno i termosifoni non dovranno superare i 20° C per le abitazioni e i 18° C per gli immobili industriali e artigianali, con un massimo di due gradi in più di tolleranza. Nei mesi estivi (e questa è una novità introdotta dal Dpr 74/2013), il termostato non potrà invece andare al di sotto dei 26° C, anche in questo caso con due gradi di tolleranza. 
Restano invariate le fasce orarie giornaliere entro cui sarà possibile accendere i termosifoni nei mesi freddi.
Il calendario termico varia a seconda della zona di residenza: i Comuni sono suddivisi in sei zone climatiche, dalla A alla F, in base alle temperature medie registrate in ciascuna località durante l’anno. A fronte di esigenze particolari e comprovate, sarà comunque lasciata libertà di deroga ai Comuni. Numerose inoltre le deroghe alla suddivisione in fasce orarie: ad esempio, anche per chi ha già installato in casa la termoregolazione.
Il decreto 74 disegna una nuova tabella delle periodicità. Il termine per gli impianti domestici, a combustibile liquido o solido e con una potenza compresa tra i 10 kW (12 per i climatizzatori estivi) e i 100 kW, è fissato ogni due anni, mentre prima era annuale. Così anche per le caldaie alimentate a gas (le più diffuse), la revisione deve avvenire ogni quattro anni.
Novità anche per le ispezioni, a carico dell’amministrazione pubblica, per verificare il corretto funzionamento del sistema rispetto all’efficienza e al contenimento dei consumi. Per gli impianti a metano o gpl tra i 10 e i 100 Kw e per quelli di raffrescamento tra 12 e 100 Kw non è infatti più necessario l’intervento dell’ente pubblico, ma sono sufficienti i rapporti redatti dal manutentore o dal terzo responsabile.
Tutto questo, però, non implica una generale deroga agli obblighi normativi. Se diminuiscono le verifiche sul campo, la soglia di attenzione non si abbassa. Anzi, il Dpr stabilisce, per gli impianti termici sotto i 100 kW, l’obbligo (in carico al tecnico che effettua la verifica) di compilare il rapporto di controllo di efficienza energetica, che deve essere inviato «prioritariamente in via informatica» alle autorità competenti. Il documento certifica il funzionamento dell’impianto e consente la creazione di una sorta di «catasto» degli impianti. Le verifiche dell’ente pubblico scatteranno così in maniera più mirata, soprattutto verso quegli impianti che saranno sprovvisti di rapporto di controllo o per cui siano emerse criticità.
Gli impianti sono inoltre da controllare periodicamente (anche qui a carico di chi ha la responsabilità dell’impianto) sotto l’aspetto del contenimento del consumo energetico e del buon funzionamento. Il compito può essere espletato solo da ditte abilitate. La periodicità e il tipo di verifiche da effettuare sono stabilite dai libretti di istruzione forniti dal l’impresa installatrice o dal fabbricante dei componenti o dalle norme Uni e Cei.  Gli impianti per la climatizzazione o per la produzione di acqua calda sanitaria devono, inoltre, essere muniti di libretto di impianto, che deve essere sempre aggiornato e consegnato in caso di trasferimento del l’immobile. Se a livello nazionale la normativa è ridisegnata, in molte Regioni si opera sulla base di leggi regionali, che, in alcuni casi, hanno già recepito la direttiva 2002/91/Ce. Il decreto invita le Autonomie a uniformarsi, ma nelle more dell’adeguamento bisogna tenere conto anche della disciplina vigente a livello locale.

 

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